e siamo solo agli inizi..

Writing by socrates on Wednesday, 16 of April , 2008 at 9:01 pm

Sono completamente frastornato. Non sono molto in me in questo momento, forsa sarà la tanta rabbia che porto dentro e non ho modo di sfogare. Quando succede qualcosa di terribile solitamente le persone rimangono allibite, esterrefatte, escono dall’alienazione prodotta ormai da qualsiasi cosa ci circondi, a partire dai beni di consumo a qualsiasi tipo di intrattenimento. La botta che puo arrivare dalla sconfitta politica è tremenda, ci si sente persi, senza più punti di riferimento e si realizza che il proprio lavoro è stato pressoché vano. Il crollo reale però lo si ha al momento che si vivono esperienze reali sulla propria pelle, oltre che quelle, diciamo così, su un piano “alto” della politica. Questa scrollata la abbiamo quando mentre accompagnando due ragazzi a prendere il pulman per tornare a casa una volante della polizia che ci ha puntato da lontano ci si pianta davanti e ci intima di scendere dalla macchina con tono molto duro. Dopo che ci siamo fermati in tutta tranquillità prendono i documenti di noi 4, i due accompagnatori e i due fratelli accompagnati. Una volta “controllati” i documenti i due ragazzi accompagnati possono andare dato che nel frattempo era sopraggiunta loro madre. A noi due altri ci chiedono di accostare dato che la macchina era in mezzo alla strada e dovevano passare 2 pulman. A lato della strada uno dei due poliziotti chiede di aprire la macchina tenendo in mano una torcia con l’intenzione di perquisire il mezzo. Dopo una attenta e pressoché inutile perquisizione si avvicinano a me chiedendomi di mostrargli il contenuto delle mie tasche e di mostrargli il contenuto dell’intero portafogli alla ricerca di non si sa bene cosa, droga o solo un pretesto per innervosire (non posso dire intimidire, con metodi del genere si puo solo far aumentare e invigorire un odio già viscerale). Dopo di ciò mentre perquisivano la borsetta dell’altro ragazzo alla vista dei preservativi uno dei due poliziotti esce con una frase del genere: “portarsi dietro dei preservativi è indice di una certa attività, le faccio i complimenti, purchè questa attività non sia con altri uomini”. A sentire quelle parole sono rimasto totalmente scioccato, adesso basta. Non è possibile che esistano persone del genere, per lo più che rivestano un ruolo quale quello che hanno. Quello che poi mi ha fatto pensare a come le cose sono cambiate a nemmeno 24 ore dalla consegna del paese alla destra è il fatto che il collega (forse camerato) del poliziotto omofobo abbia sottolineato più volte che quello fosse un normale controllo. Normale. Cosa vuol dire normale? Perquisire per mezzora due ragazzi che accompagnavano due amici a prendere il pulman? Solo perché porto barba e capelli lunghi e magari un atteggiamento e modo di vestire che rispecchia il mio disagio devo necessariamente essere la vittima di una violenza psicologia e morale come questa? Non riesco ad accettarlo. Non riesco minimamente a comprendere. La politica della paura non ha mai funzionato. Non sono una persona con molta cultura, ma posso dire che la repressione ha sempre fatto male. La storia lo insegna. Spero che non entreremo in un circolo di violenza e repressione psicologica o fisica o come cazzo sia, non è la strada giusta. Perlomeno non finchè ci saranno persone che la pensano come me. Spero. Spero….

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Category: Scleri personali

Io non posso entrare (nè parlare, ne vivere)

Writing by Ludovico del Caratello on Saturday, 9 of February , 2008 at 1:42 am

E’ passata da venticinque minuti la mezzanotte di un venerdì sera come tanti. Come dice l’inizio di un bel romanzo, un’altra tranquilla notte di regime.

Oggi ho scoperto che non sono più considerato un cittadino a tutti gli effetti perchè, se anche non sono mai stato condannato da un tribunale, sono comunque colpevole di esser stato denunciato. Per essere precisi denunciato dalla Polizia di Stato per aver detto che la guerra è sbagliata senza aver chiesto il permesso a nessuno. E se sei un quasi criminale come me non puoi andare con due consiglieri regionali ad ispezionare un carcere che magari versa in condizioni drammatiche senza le minime garanzie previste nè dal punto di vista dell’igiene nè da quello del personale di servizio o delle strutture.

Rientro in federazione nel tardo pomeriggio, l’incazzatura bolle ancora. Finita una delle tante riunioni verso una lacrima davanti ai filmati su youtube che mostrano i fascisti del Blocco Studentesco che tentano di riprendersi le strade. Strade deserte troppo diverse da quelle che noi avevamo colorato fino a qualche tempo fa. Tentano di occupare il Teatro Brancaccio, poi sfilano in migliaia per le strade di Roma. Anzi, non sfilano. Marciano. Uguali ed inquadrati, organizzati come la parodia di una triste parata militare. Stivali sull’asfalto e slogan che fanno impallidire.

A fine serata arriva la notizia: domani alle 18 sono in Piazza del Monte. I fascisti anche a Siena per l’orgoglio italiano. Ma sarà la città a rigettarli e noi con lei per rispondere al loro slogan preferito che chiede “dove sono gli antifascisti?”.

Ora sento La Russa che accusa Buttiglione di essere un maniaco sessuale in seconda serata a Matrix. Gli occhi sono lontani dallo schermo ma è una forma di masochismo angosciante ascoltare il rumore grottesco che costruisce il preludio all’istituzionalizzazione ancora più palese di un regime che mi lascia a terra con i miei 23 anni, due processi in corso, e nessuna possibilità di immaginarmi un domani e nemmeno di costruirmi un presente. Anche sognare diventa faticoso.

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Category: Da Siena, Scleri personali

pensieri

Writing by Blanca on Thursday, 24 of January , 2008 at 12:17 am

ho aspettato un po’ di tempo per cercare di somatizzare le esperienze, di interiorizzare quel che i miei occhi avevano visto, le parole udite, le sensazioni provate… a una certa mi sono resa conto che chissà quanto ci vorrà, chissà quanto ci vorrebbe perchè io fossi capace di descrivere quegli occhi, gli sguardi, la dignità… allora ho pensato che, infondo, l’unico senso di quest’esperienza è la condivisione, la possibilità di socializzare le emozioni, di farne patrimonio collettivo.

non so bene ancora come. non riesco ad immaginare un modo per spiegare questa cosa, non riesco ad inventarmelo. so che la cosa più imposrtante che ho imparato, quella che più di tutte mi è rimasta dentro, è l’idea di non essere soli, di avere sempre qualcuno accanto, di essere tutti, in qualche modo, indigeni. quell’idea di dignità dell’essere umano che sembrerebbe sparita nella storia della cultura occidentale con l’illuminismo, che,  dopo, sembrerebbe non aver lasciato traccia. quell’idea che lo stesso comunismo ha sacrificato alla riuscita della rivoluzione, fallendo, alla fine, il suo “grande compito storico”.

l’idea del rispetto (del rispetto reciproco e rispetto delle regole giuste), l’idea della collettività, dell’essere una comunità, una moltitudine.

ieri sera ragionavamo tra le altre cose della nostra capacità/disponibilità a costruire insieme un progetto collettivo. qualcuno era entusista, qualcun altro disilluso. c’era chi ci andava piano nel fare progetti e chi provava a fare bilanci. chi non si sentiva più parte, chi di nuovo, chi per la prima volta. mi è sembrata un occasione di confronto, una di quelle situazioni in cui ti senti una piccola parte di un tutto, come tra gli indigeni.

ecco. è un modo per dire che ieri sono stata bene e che credo che ciascuna delle parole pronunciate sia per ciascuno di noi una risorsa. credo che andare serva soprattutto a tornare, a imparare, ad ascoltare. a imparare ad ascoltare. credo che possiamo provarci. e che lo spirito che deve giudarci è quello della curiosità, della capacità di meravigliarsi, di farsi stupire. qui come altrove quello che conta è la capacità di farsi coinvolgere, di farsi contaminare. è vita. è bello

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“Distoltezza”

Writing by socrates on Friday, 21 of December , 2007 at 3:14 pm

Oggi mi sono reso conto di non essere consapevole dei miei passi.

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doppia amarezza

Writing by Blanca on Sunday, 9 of December , 2007 at 9:24 pm

non mi sono svegliata… cioè ieri sera ho deciso che non mi sarei svegliata e così è stato.
però dalle 13 in poi ho seguito l’assemblea in streaming e dunque non mi sono risparmiata gli interventi di giordano, mussi e diliberto…
mi sarebbe piaciuto sentire ingrao, che fino a ieri aveva detto che all’assemblea non ci sarebbe stato e invece stamattina poi è arrivato. mi sarebbe piaciuto sentire vendola, vedere l’irruzione dei no dal molin, irrompere con loro nella stanza dei bottoni della sinistra…
doppia amarezza, perchè restando a casa anche quel poco di buono che c’era nell’assemblea di oggi me lo sono perso. non mi sono persa i discorsoni dei leaderoni, che erano visibili e udibili da tutti quanti se ne sono stati a casa, ma la gente si… le facce, le espressioni, le sensazioni che i corpi presenti alla fiera trasmettevano. chi c’era mi ha detto che non è stato bello, che non mi sono persa niente, ma invece io penso che ne valesse la pena. valeva la pena esserci e mettersi in corteo con i NodalMolin, come hanno fatto i compagni, i miei compagni. credo che sia stato un messaggio importante, che sicuramente i quattro leaderoni non avranno captato, ma così è stato. un po’ come dire: si, ok, ma noi abbiamo un idea ben precisa della politica che vogliamo e delle modalità che bisogna mettere in piedi per costruirla e questo percorso non ci appartiene, o ci appartiene fino ad un certo punto. una cosa importante e per nulla scontata che dimostra quanto la generazione di genova sia poco disposta a farsi mettere cappelli in testa, da dentro e da fuori.
era necessario che l’elemento di crisi fosse anche oggi all’assemblea, e per fortuna c’è stato.
tutto il resto sono considerazioni di contesto, speculazioni su quella che è stata una passerella e non poteva essere altro… si sarebbe dovuti andar giù ieri, partecipare ai tavoli tematici, incontrare i compagni…
ora la discussione sarà tutta su bella ciao che i verdi non hanno cantato e su fini e il suo ex compare che bisticciano e si lasciano… questioni di clamore mediatico punto e basta, la gente, le persone restano fuori dalla ribalta…
ecco, credo, con una metafora coniata qualche sera fa a chiacchiera con un compagno, che il più grande problema della sinistra italiana sia questo: stanno insieme, ma non fanno l’amore, non si confondono nei corpi, non si contaminano nelle idee… non si amano, in fondo, questo è un matrimonio di convenienza.

le persone però no, si amano, litigano, discutono, si arrabbiano, ci restano male, fanno pace e fanno l’amore… nelle persone io ci credo ancora. credo nelle mani, nella capacità di costruire, credo nel dialogo, nella forza del contatto fisico, nella sua intensità, credo nel rispetto silente e nella rabbia furiosa e accecante, credo nella passione, quella che bruciaenoncapiscietidomandienontispieghi. credo nell’amore. nella forza del bene contro il male, nelle cose piccole e insignificanti. credo nell’odore del caffè, nell’odore denso dei corpi che si uniscono, nella nebbia e nella neve, nella luna e nella terra. credo nei corpi umani. credo all’innocenza. credo alla vita e alla morte. credo nelle cose vere e credo che solo a partire dal sentire potremo cambiare il mondo. credo che bisognerebbe ripartire di li, dall’emozione all’entrata dei no dal molin, dalle sensazioni veicolate da ingrao a prescindere da quel che ha detto o che doveva dire,
credo che supereremo anche questa, che continuando ad amare la vita andremo oltre l’ennesimo smacco, l’ennesimo attacco al pensiero che vibra, al sentire che incalza.

credo che ora è il caso che io smetta di scrivere, perchè, a parte tutto, oggi sono felice e quindi sono di parte. credo nel bene.

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Category: Da Siena, Sinistra, Scleri personali

Lacrime..

Writing by kingdom come on Tuesday, 4 of December , 2007 at 8:15 pm

Il vuoto di questo sito, la paura nello scrivere, l’incertezza ad alzare la cornetta… il lavoro di mesi e le parole vuote… di senso… Minuti lenti eppure inesorabili, l’accompagnamento dolce di una musica all’atto finale… il calmo, placido scorrere delle lacrime nel leggere le mail… tutti i miei sogni, le mie carezze al cielo, gli sfioramenti di chi ha provato ad arrivarci insieme ad altri ed adesso li sente lontani…

La voglia di scappare, di andarsene di nuovo… l’egoismo della paranoia ed il giorno più triste dell’anno…

Bagnerò un fazzoletto per poter dimostrare che ho pianto, forse è dover far questo che fa uscire lacrime bagnate di rabbia

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I due volti di un’Italia Democratica…

Writing by kingdom come on Sunday, 25 of November , 2007 at 7:38 pm

Sacchi neri che escono da una scuola… diranno che sono armi, mai trovate…

Lettini sporchi di sangue, dentro ragazzi e ragazze… diranno delinquenti…

Ossa rotte, ferite, urla, avvocati presi a spintoni, medici allontanati… diranno sicurezza…

Le immagini parlano chiaro, inequivocabili, indiscutibili… chi nega l’orrore o è folle o è annebbiato dallo stesso… chi omette prove, anzi, chi dà ordini per rimanere in sella, è un assassino… non può essere il capo di gabinetto di un ministro…

L’Italia Democratica, del Partito Democratico, ha forse due volti: uno è l’olografia di De Gennaro, un assassino promosso, che sta stampata sul viso del ministro dell’Interno Amato; l’altra è quella di Super Walter, l’unico super-eroe capace di rimuovere in tronco il capo dei vigili per aver parcheggiato con un permesso invalidi falso nella sua (di S-Walter e del vigile) Roma…

Una faccia la chiamavano macelleria, un’altra abuso… Chiunque sia di sinistra sa che la prima adesso la chiamerebbero errore e la seconda peccato mortale commesso da uno dei tanti che mangia sul proprio ruolo… un’ottima risposta all’antipolitica… Quella che chiedevamo…

Grazie Super-Walter,

Kingdom Come

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Category: Sinistra

I mezzi del Potere

Writing by Ludovico del Caratello on Thursday, 22 of November , 2007 at 2:47 am

Mentre l’Italia ascolta la buffonesca sequela di minacce mascherate da buone promesse vomitate in ogni momento da televisioni e giornali. Mentre i nostri politicanti costruiscono sulle nostre teste ipotesi di grosse koalition. Mentre l’italiano medio si perde dietro alla cronaca nera trasformata ad arte in una gigantesca soap opera buona per tutte le età, in Francia si lotta.

La “resistenza” che i movimenti francesi avevano annunciato contro il progetto di riforma del Paese del nuovo caudillo transalpino, Sarkozy, inizia a delinearsi nel migliore dei modi. Ogni città è invasa da lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti, che difendono ciò che resta dei loro diritti e dello stato sociale.

Colui che, da destra e sinistra, soprattutto nella nostra bella Italia, era stato lodato per le sue capacità si toglie la maschera e svela se stesso attraverso una modalità fin troppo conosciuta di autoconservazione del Potere: Parigi. Un ragazzo sale su un cornicione per appendere uno dei tanti striscioni che in questi giorni colorano la città. Un obiettivo lo punta, lo segue, lo inquadra. Attaccata a quell’ obiettivo c’è una carabina di precisione. Che spara.

Incollo qua sotto uno dei tanti lanci delle agenzie che in queste ore stanno dando la notizia.

(ANSA) - PARIGI, 21 NOV - Uno studente in sciopero e’ stato sfiorato oggi a Parigi da un proiettile sparato da una carabina che lo aveva preso di mira. Lo hanno reso noto fonti universitarie nella capitale francese. ”Lo studente si trovava in una strada ed era salito su un cornicione a cinque metri di altezza per appendere uno striscione, quando e’ stato preso di mira da un tiro di carabina proveniente da un edificio di fronte”, ha spiegato un dirigente dell’Universita’ di Censier presente sul posto.

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Category: Dal Mondo

Poema sulla Natura

Writing by socrates on Tuesday, 20 of November , 2007 at 9:43 pm

Selene, brillante nella notte per la luce di lui,

si aggira intorno alla terra,

rivolgendo sempre il suo sguardo fisso

verso i raggi di Helios.

Parmenide.                                                 (28 b vv. 14-15)

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Carta straccia (?)

Writing by Ludovico del Caratello on Thursday, 15 of November , 2007 at 9:11 pm

Rimango basito, sempre più spesso davanti alla carta stampata che pretende, attraverso i quotidiani, di farsi ancora mezzo di informazione. Se l’imparzialità del giornalismo si è persa fin dalla notte dei tempi dentro un’utopia astratta che sempre difficilmente ha tovato incompleti esperimenti di concretizzazione, quella che oggi si è, purtroppo, persa nel vuoto, è una qualsivoglia etica del giornalismo. Il racconto, la descrizione del fatto, pur con tutta la parzialità (spesso anche preziosa) della penna che scrive, si è perso dentro i meandri del potere, nelle sue declinazioni economiche e politiche.

Succede così che in un giorno di ottobre, il 12 per l’esattezza, un migliaio di anime attraversino una città che, almeno nell’anno precedente aveva visto in seria crisi la partecipazione a manifestazioni di questo genere. Una manifestazione studentesca, definizione limitante, che gridava al mondo la saturazione di ogni livello di sopportazione degli studenti e delle studentesse, rinchiusi in un luogo sterile che i governi degli ultimi cinquant’anni vanno costruendogli intorno senza concedere nessun confronto, nessun dialogo, trasformando di fatto il corpo studentesco in una vittima passiva delle riforme dell’ Istruzione. Ma c’è di più. Dall’ inizio del 2006 una campagna mediatica diffamatoria ha attraversato ogni mezzo di comunicazione nel tentativo di compiere un altro passo verso la disumanizzazione di una generazione intera che viene ora criminalizzata (le dichiarazioni della ministra Turco a proposito dei test anti-doping prima delle interrogazioni e della necessità di distribuire ai genitori degli alunni test antidroga) ora compatita attraverso l’invenzione del fenomeno del bullismo, che attraverso la complicità dei media è diventata la denominazione di un calderone che raccoglie fatti inassociabili come quello di Torino (dove Matteo si getta dalla finestra uccidendosi perchè lo chiamano “gay”) a episodi di quotidiano e secolare disagio (sopraffazione, nonnismo, scherzi pesanti, ecc.).

Quel 12 ottobre è stato un giorno bellissimo. A Siena ed in tutta Italia centinaia di migliaia di studenti hanno rivendicato la volontà di riprendersi il diritto ad esser attori ed attrici delle loro esistenze. Per i giornali nazionali siamo stati “quelli che difendono i bulli”. Per Fioroni, nulla. Per qualche quotidiano locale, “poche decine di facce brufolose che si aggiravano per strada” (Corriere di Siena). Perfetto, un ottimo esempio di italiana informazione.

Si va oltre. Al dieci novembre senese, ai cinquemila che scendono in piazza per fermare lo stupro della loro terra compiuto dai potentati economici che tentano di mettere in piedi uno dei più eclatanti esperimenti di speculazione mai visti. Un aeroporto tanto inutile quanto devastante per un territorio che è bene comune dell’umanità intera. Cinquemila persone in piazza a Siena, per proporzione, sono come cinque milioni in piazza in Italia.

La Nazione, quotidiano che aspira a diventare la versione cartacea di Studio Aperto, supera se stesso: non fa menzione dell’evento. Il Corriere di Siena mantiene la linea editoriale: nessun dato importante, nè sui contenuti nè sulle forme, solo una guerra di numeri sparati a casaccio da novelli genii che sostengono di aver contato, uno ad uno, non più di milleduecento dimostranti. Poi una descrizione superficiale del corteo e gli studenti e le studentesse che a quindici, sedici anni, decisamente in controtendenza rispetto al resto della loro generazione, decidono di impegnare il loro sabato per combattere questa ennesima ingiustizia che si compie sopra le loro teste, diventano per il giornale “ragazzini che inspiegabilmente protestavano contro la Tav, ci sfugge il collegamento.”

Oltre la superficialità, oltre l’amarezza di veder scrivere chi, per l’ennesima volta, non si degna nemmeno di intervistare o domandare, vorrei aiutare la giornalista a comprendere il nesso. In Val di Susa, per la prima volta, una comunità intera ha spezzato le barriere della dimensione locale, dando vita ad una battaglia che interconnettendosi con la dimensione globale della loro lotta, creava un circuito infallibile di studio e proposta ma anche di strutturazione di forme di conflitto che hanno resistito alla repressione brutale dello stato berlusconiano arrivando, poi, a fermare i cantieri. Il nesso sta nelle forme del potere e nella resistenza della società. Il nesso sta in uno striscione attaccato su una ruspa, nel cantiere di Venaus, che diceva solamente ” NO PASARAN!”.

Ma non è solo l’insipida stampa locale ad aver cancellato ogni radice con il buon giornalismo. Mi viene da pensare ai fatti dell’ultimo mese che saturano ancora il palinsesto mediatico e che sono diversi in tutto ma accumunati dalla modalità con cui i media tentano di raccontarli.

Perugia, dopo il tragico assassinio di Meredith, è stata assediata da centinaia di troupe che manipolavano ogni parola, ogni sguardo, cercando di trasformare la cittadina umbra in un luogo di perdizione dove sesso, alcool e droga sono solo la base di una gomorra governata dagli studenti universitari: vecchiette preoccupate che finalmente avevano qualcuno che le aiutava ad associare quella musica assordante dei locali con la brutalità criminale che, lei l’aveva sempre detto, da quando ci sono “questi qui” satura ogni angolo. Un altro evento di cornaca nera satura il palinsesto, sociologi, psicologi, tuttologi, si impegnano su ogni canale, su ogni pagina, a riscrivere intere esistenze. Si cercano tracce di una follia che doveva essere preannunciata, prove di un processo popolare dove la giuria è il ventre molle della società, le pulsioni più basse leggeranno una sentenza già scritta. Dietro a foto normali, pubblicate sui blog dei sospettati, si vede pazzia e degenerazione, fra le righe di un tema, di un post, si costruisce un esegesi malsana, campata in aria.

Ancora. L’Italia scopre la brutalità della polizia attraverso l’omicidio di un ragazzo di 28 anni, Gabriele Sandri, ucciso da un poliziotto che si credeva Chuck Norris, ucciso dalla follia del securitarismo, da chi vuole il ritorno degli sceriffi, da chi chiede un far west metropolitano che non conosca diritti o libertà. Ucciso da chi ha creato un contesto sociale così malato da render normale l’idea di un agente di polizia che risponde ad una piccola rissa all’autogrill dall’altra parte dell’autostrada salendo su una cunetta di sabbia e freddando un ragazzo che dormiva seduto sul retro di un auto in movimento mentre andava a vedere una partita di calcio. Le notizie si susseguono, violente. Tutti i tg si affrettano a descrivere la vittima attraverso un identikit inventato dove gli elementi dominanti sfiorano il confine tra l’umano ed il mostruoso: un violento, dicono, ultras sfegatato, con precedenti penali specifici ecc. ecc. salvo poi fare una frettolosa marcia indietro davanti ad una realtà completamente diversa.

Ma oggi il Manifesto ha pubblicato un’indagine diversa, che svela l’inesistenza del fattore novità rispetto a questo accadimento. Dal 2005 al 2007 in Italia sono decine i casi di “incidenti” di questo tipo. Poliziotti che inciampano e sparano, che starnutiscono e premono il grilletto, che corrono e uccidono; per sbaglio si intende. Sull’asfalto rimangono i corpi di decine di persone, migranti spesso, che fuggivano dopo aver rubato qualcosa in un supermercato, che non si erano fermati ad un posto di blocco o che banalmente stavano subendo un controllo in mezzo alla strada. C’è anche la storia di chi chiama il 118 per il marito a letto in piena crisi depressiva e si trova alla porta due assassini in divisa invece dei medici dell’ambulanza. La loro cura è fatta di proiettili, e c’è ancora chi attende giustizia. Ma la memoria fa anche di più e corre a Ferrara, a quella notte maledetta in cui ha perso la vita Federico. Lo fermarono perchè, dicono loro, dava in escandescenza. Finirono uccidendolo dopo averlo pestato a sangue. Morto soffocato da non si sa quanti agenti a soli 18 anni.

Ma la stampa riscrive la storia, cancella memorie, rende invisibili eventi. Così nessuno ha associato questa nuova rivelata verità sul non proprio ineccepibile comportamento delle forze dell’ordine con quello che è successo a Genova nel 2001, nessuno ha parlato della manifestazione che sabato 17 novembre attraverserà le strade della nostra Genova, ancora sporca di sangue innocente. Un grido che esploderà come un tuono su un Paese in crisi, che chiede giustizia. Giustizia e verità.

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Category: Dal Mondo, Da Siena, Scleri personali

Autor

Chi siamo non ha alcuna importanza; non è segreto ma neppure pensiamo che abbia una qualche rilevanza ai fini della riuscita di questo esperimento, quindi ci limiteremo a non dirlo. Questo è un non luogo virtuale. Uno spazio tutto da immaginare dove raccoglieremo i nostri pensieri, le nostre idee e le nostre incazzature. Se volessimo banalizzarlo potremmo chiamarlo blog collettivo ma speriamo, con la sua costruzione di riuscire a farlo diventare molto di più... ovviamente con il vostro aiuto ;-)